Una mostra storico-documentaria che ricostruisce lo sviluppo urbanistico di Verona tra il 1949 e il 1963, all´epoca del cosiddetto Piano Fanfani, l´imponente programma di edilizia popolare voluto dall´allora ministro del Lavoro per incentivare l´occupazione nel settore delle costruzioni e provvedere insieme alla crisi abitativa del secondo dopoguerra. È questo il senso dell´esposizione «Coscienza dell´abitare.

L´esperienza Ina casa a Verona», che sarà inaugurata domani alle 18 nell´Oratorio di San Zeno, in via San Procolo 10 (aperta fino al 22 dicembre, dalle 9,30 alle 12,30 e dalle 16 alle 19). L´iniziativa è promossa dell´Ordine degli Ingegneri della nostra città, in collaborazione con Ater, e curata dall´architetto Michela Morgante con la collaborazione di Francesca Lui.
La mostra presenta, attraverso una serie di progetti originali e fotografie inedite, tratti dall´archivio Ater e da altri fondi cittadini, la vicenda dei complessi di case per lavoratori sorti a Porto San Pancrazio, Golosine, Santa Lucia, Santa Croce, Borgo Nuovo, Orti di Spagna, tutti realizzati con interventi finanziari del Piano Fanfani.

«La mostra è distinta in due sezioni», ha spiegato la Morgante, affiancata dalla presidente dell´Ordine degli Ingegneri Ilaria Segala, dal presidente di Ater Niko Cordioli, e dall´architetto Libero Cecchini. «Una parte è solo fotografica ed è dedicata all´opera dell´ingegner Bruno Ruffo, progettista veronese fortemente attivo nel secondo dopoguerra in campo parallelo e strettamente connesso all´Ina casa, l´edilizia residenziale per i ceti medi: vengono documentate alcune delle sue palazzine per cooperative, caratteristiche del panorama urbano di Borgo Trento e Borgo Venezia. La sezione più consistente è dedicata all´edilizia economico-popolare del Piano Fanfani, di livello qualitativo modesto ma fortemente sostenuta da un ideale di comunità integrata a livello sociale, secondo un modello di "villaggio in città" caratteristico del tempo, specchio anche di una identità politica».

«Attraverso l´analisi della nascita e dello sviluppo di questi quartieri possiamo cogliere come un progetto di livello nazionale si sia calato nella sfera locale, coinvolgendo all´epoca della progettazione una vasta compagine di tecnici, sia architetti che ingegneri, spesso provenienti da altri contesti culturali», ha illustrato ancora la curatrice. «In tal senso la mostra è anche uno spaccato per un ritratto professionale dell´intera generazione post-bellica. Nel percorso dei sei quartieri analizzati, è interessante notare come il complesso di Santa Lucia, realizzato tra il 1956 e il ´61, mostri un cambiamento d´approccio tipico della seconda fase del Piano Fanfani. Abbandonato lo stile del villaggio sociale, torna il razionalismo tedesco d´anteguerra: l´impianto è a stecche parallele, e gravita su una strada-piazza con 35 negozi e fasce di verde pubblico».

La mostra è rivolta ad un pubblico anche di non addetti ai lavori: proprio per questo, durante i fine settimana del periodo di apertura, è stato organizzato un programma di visite guidate da architetti e urbanisti: sabato 8 alle 15 borgo Santa Croce; domenica 9 alle 10 Porto San Pancrazio; sabato 15 alle 15 Orti di Spagna; domenica 16 alle 10 Santa Lucia. Informazioni su www.ingegneri.vr.it o al numero 045.8004721. A.G.

Tratto da articolo giornale L'Arena